Lo sport per le persone con disabilità.

Lo sport rappresenta un elemento fondamentale nella vita di tutte le Sport|disabilità|paraplegici|Personal Trainer Tarantopersone, siano esse disabili o normodotate, esso è il mezzo che permette di comprendere i valori fondamentali più significativi della vita. I soggetti disabili, forse ancor più delle persone normodotate hanno bisogno dello sport come elemento trainante della loro vita. Se si sostiene poi che lo sport è salute per tutti gli individui, ciò significa che lo è anche per le persone che presentano diversi deficit: motori, sensoriali e psichici.

Questo vuol dire senza alcun dubbio, che lo sport è salute per tutti coloro che avendo dei limiti di diverso tipo e natura, necessitano di tutta una serie di attenzioni che consenta loro non solo di applicare una disciplina sportiva, ma anche di migliorare le loro condizioni fisiche e sociali.

Il grande movimento sportivo internazionale sviluppatosi in tutti questi anni con il coinvolgimento di migliaia di atleti disabili provenienti da tutte le parti del mondo compresa l’Italia, ha largamente dimostrato che lo sport rappresenta per il disabile non solo un mezzo insostituibile di recupero psicofisico, ma anche un interessante mezzo di integrazione sociale.

Attualmente in tutte le regioni italiane esistono società sportive affiliate e centri di avviamento allo sport-terapia per avvicinare i ragazzi portatori di handicap alle attività sportive agonistiche nelle diverse discipline: nuoto, atletica leggera, pallacanestro, scherma, tiro con l’arco, tennis, tiro a segno, basket, ecc….).

L’attività sportiva consente nelle sue diverse tipologie di svolgere a seconda della condizione in cui si trova il soggetto portatore di handicap, un’ attività motoria dalla quale deriva una migliore conoscenza del proprio corpo, una adeguata concezione dello spazio e del tempo, un miglioramento dell’equilibrio e della coordinazione motoria.

Lo sport ha inoltre una funzione educatrice e di riequilibrio tra corpo e mente; esso tende a compensare tensioni, desideri, frustrazioni ed evita di fare accentuare meccanismi difensivi quali l’auto-compassione, l’auto-svalutazione e l’isolamento.

Per il disabile lo sport è il primo passo decisivo verso l’integrazione nella società, in quanto lo aiuta a riprendere contatto con il mondo che lo circonda, facilitandone l’inserimento nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, stimolandolo ad uscire dal proprio isolamento e quindi a ritrovarsi con gli altri, ad associarsi accettando categorie comuni di valori, acquisendo il senso della partecipazione sociale ed abituandosi ad assumersi le proprie responsabilità.

L’appartenenza ad un gruppo o ad una squadra sportiva per i soggetti disabili favorisce l’adozione di determinati ruoli, rafforzando in loro l’identità personale attraverso la conoscenza degli altri.

Nello sport di squadra il sostegno psicologico ed educativo sono determinanti, e l’ansia, la competitività, la sconfitta, la vittoria, vanno condivisi nella stessa misura da tutti gli atleti, dando pieno sviluppo allo spirito di solidarietà.

Lo sport in questo modo costituisce una delle più nobili espressioni dell’animo umano e rappresenta un momento di cura e di amicizia.

Lo sport come situazione in cui si sperimenta il confronto con l’altro e con i propri limiti, si apprende il rispetto delle regole ed ancora lo sport come strumento di prevenzione, espressione affascinante di umanità, conquista e coraggio.

Nel 1948 il neochirurgo Ludwig Guttmann vide per la prima volta nello sport un’efficace attività riabilitativa e riconoscendo importante la partecipazione attiva del malato, cercò di creare un ambiente favorevole che stimolasse la condizione fisica del disabile.

Egli inventò discipline e tecniche sportive adatte alla disabilità producendo in tal modo un contesto sociale e ambientale rispondente alle esigenze, realizzando in questo modo programmi di allenamento per disabili da proporre a tutti i pazienti che frequentavano il suo centro.

….Grazie allo sport i pazienti paraplegici, cominciando a sviluppare la muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiunsero rapidamente risultati….superiori rispetto alle usuali tecniche di riabilitazione. Lo sport, inoltre, favorì il raggiungimento dell’equilibrio e delle abilità motorie legate all’uso delle sedia a rotelle, permettendo un utilizzo più efficace di tale mezzo di locomozione…

L’iniziativa di sir Guttmann ebbe molto successo il 28 luglio del 1948 quando si tennero i primi giochi di Stoke Mandeville per atleti disabili cui parteciparono sportivi disabili ex membri delle Forze Armate Britanniche.

I Giochi Paralimpici o Paralimpiadi (dal prefisso “para” inteso come parallelo con la parola Olimpiade e i suoi derivati) rappresentano l’equivalente dei Giochi Olimpici e sono rivolti agli atleti con disabilità fisiche, visive o intellettive.

La prima competizione sportiva per gli ex membri delle Forze Armate Britanniche con danni alla colonna vertebrale è avvenuta durante i Games a Stoke Mandeville organizzata da Guttmann nel 1948. Nel 1952, invece, parteciparono ai giochi anche alcuni atleti olandesi e la manifestazione assunse in questo modo un carattere internazionale.

Nel 1958 il medico italiano Antonio Maglio, direttore del centro paraplegico dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), propose a Guttmann di organizzare l’edizione delle Paralimpiadi del 1960 a Roma che nello stesso anno avrebbe ospitato la XVII Olimpiade ed “…i IX Giochi Internazionali per Paraplegici di Roma 1960, ovvero la nona edizione internazionale di Stoke Mandeville Games, vennero posteriormente riconosciuti come I Giochi Paralimpici Estivi del 1984, quando il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) approvò la denominazione –di- Giochi Paralimpici…”.

Successivamente nel tempo, i contatti tra Guttmann e la delegazione giapponese presente a Roma, fecero sì che Tokyo ospitasse i Giochi Internazionali di Stoke Mandeville del 1964, ancora nel 1968 ad Israele, nel 1972 in Germania, nel 1976 in Canada e nello stesso anno ebbero luogo le prime Paralimpiadi Invernali in Svezia.

Le gare vengono organizzate contemporaneamente ai Giochi Olimpici del 19 giugno 2001 quando è stato stilato un accordo tra il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC).

Le discipline attualmente proposte nelle Paralimpiadi estive sono: Atletica leggera, bocce, calcio a 5, calcio a 7, ciclismo, equitazione, goalball, judo, nuoto, pallacanestro sulla sedia a rotelle, pallavolo, rugby su sedia a rotelle, scherma sulla sedia a rotelle, sollevamento pesi, tennis su sedia a rotelle, tennis tavolo, tiro a segno, tiro con l’arco e vela.

Sono sport invernali: sci di fondo e discesa libera, Biathlon, Curling in carrozzina, Hockey su slittino, sci alpino e Supergigante.

Oggi il movimento Paralimpico Mondiale è gestito e coordinato dall’International Paralympic Committee (Comitato Paralimpico Internazionale) del quale fanno parte 157 Comitati Nazionali Paralimpici, compreso il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), oltre alle varie Federazioni e Organizzazioni rappresentative delle varie tipologie di disabilità.

Il Comitato Paralimpico Internazionale fondato nel 1989, ha diversi compiti come: promuovere lo sport delle persone disabili e coordinare l’organizzazione dei Giochi Paralimpici Estivi ed Invernali, sopra elencati.

L’organizzazione sportiva in Italia per l’attività sportiva dei disabili, fa capo al CIP che promuove attività sportive di tipo Promozionale, di Alto livello Paralimpico.

Il CIP offre a tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla pratica sportiva adattata, opportunità ad ogni livello e l’atleta seguendo in ogni ambito sportivo il proprio percorso di crescita, ha la possibilità di raggiungere traguardi importanti, così come può decidere di restare solo nell’ambito promozionale o praticare da amatore, la semplice attività sportiva.

…Per partecipare alle competizioni agonistiche gli atleti vengono classificati in base al tipo di disabilità sia per i differenti quadri nosologici (classificazioni sistematiche delle diverse malattie) e sia per le capacità funzionali residue, permettendo così a tutti i partecipanti di competere alla pari senza penalizzare le persone con disabilità più gravi.

La struttura operativa del CIP è costituita da nove dipartimenti di cui otto si occupano di singole discipline sportive in chiave agnostica e promozionale ed uno presta la sua attenzione alla promozione dello sport praticato dalle persone con disabilità intellettivo-relazionale.

L’organizzazione inoltre prevede la presenza di Comitati Regionali, Comitati Provinciali e Delegati Provinciali per garantire su tutto il territorio nazionale la rappresentatività delle Società e la realizzazione degli obiettivi istituzionali.

 

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